“Il sangue dei vinti” infiamma “Porta a Porta”
Il 30 ottobre è andata in onda su RAI 1 una puntata di Porta a Porta dove il tema affrontato è stato la guerra civile scaturita dalla resistenza che ha imperversato in Italia fin dopo il 25 aprile 1945, giorno della sua Liberazione. La questione affrontata nel dibattito è nata a seguito della recente presentazione al Festival di Roma del film di Michele Soavi “Il sangue dei vinti“, tratto dal libro del giornalista e scrittore Giampaolo Pansa, presente in studio con Michele Placido (protagonista nel film).
Gli ospiti di Vespa si sono dunque espressi in merito al cosidetto lato oscuro della resistenza, ovvero se fosse possibile o meno condividere una memoria storica che includesse gli omicidi politici documentati ed accaduti dopo la Liberazione per mano dei “partigiani”.
Pansa sosteneva che l’uscita del suo libro ha sollevato dure critiche da una parte di quella sinistra tra le cui fila anch’egli militava attribuendogli la colpa di “aprire porte che devono restare chiuse”. Tuttavia la parte politica opposta gli dava il merito di aver avuto il coraggio di parlare di episodi che la storia ha voluto insabbiare. Dura anche la critica di Sansonetti, direttore di “Liberazione“, anche lui tra gli ospiti, che sostiene che in Italia oggi vi sia in corso un’operazione culturale ad ampio raggio volta a rimettere in discussione il ruolo che ha avuto la resistenza nella formazione della democrazia; accusa inoltre Pansa di arrivare nel suo libro a “conclusioni demenziali ed inconsistenti”.
22 Dicembre 2008 alle 19:50
Non amo Sansonetti ma ha pienamente ragione, le conclusioni di pansa (il PCI che voleva annientare una classe dirigente avversa, tutte le vittime del dopo 25 aprile che secondo lui sarebbero “innocenti”, gli stessi numeri delle vittime) sono prive di fondamento e molto strumentali